GROW-up/ grow green

Resilienza urbana e auto-organizzazione della città dei servizi.
Progettazione integrata dell’area Milano – Porto di Mare
INTRODUZIONE
CONTESTO DI INTERVENTO E CARATTERI DEL PAESAGGIO
Il contesto di cui si ragiona è parte del sistema agricolo dell’area milanese, ed è storicamente organizzato su un territorio anticamente bonificato che ancora si legge attraverso una texture di campi generata dal pattern del sistema fondiario, viario ed irriguo.
Il disegno attuale è traccia di una storica terra dei monasteri che ha tuttora nell’insediamento di Chiaravalle un elemento di rilevante importanza. Tale sistema insediativo comprende cascine e complessi rurali ancora attivi, nonostante la presenza di elementi infrastrutturali di forte impatto.
 
L’area di progetto è collocata a ridosso di uno dei pregiati ambiti del Parco Regionale Agricolo Sud Milano.
Ad est di tale margine si innesta l’ambito di intervento, in stretta relazione dunque con la struttura agricola del parco. Tale matrice, che ha organizzato la tessitura del suolo, chiude idealmente a sud la nostra area con l’Abazia di Chiaravalle che costituisce dunque un forte marker paesaggistico.
Mentre a nord siamo a diretto contatto con il tessuto urbano consolidato del quartiere Mazzini, ad ovest una forte infrastruttura ci separa dal quartiere Rogoredo.
La tessitura storico-morfologica è dunque compresa da importanti emergenze paesistiche, appartenenti a sistemi tra loro problematici.
Il depuratore di Nosedo è un elemento di tale sistema, felicemente risolto attraverso un recente processo di pianificazione condivisa, che ha valorizzato il sistema delle acque a fini irrigui in coerenza dunque con l’organizzazione storica qui accennata.
La città consolidata del quartiere Mazzini esprime un’idea urbana caratteristica del periodo tra le due guerre mondiali.
Una città popolare, operaia, in stretta connessione con la realtà produttiva del novecento, di cui la storia di Milano è un pezzo importante.
Un costruito tipologicamente edificato secondo i modelli della città operaia, che assume caratteri morfologici di un certo interesse documentale.
Un tessuto rigidamente organizzato su una maglia razionale e densa che dirada verso sud, aprendo a tipologie più tarde, affini ai caratteri della periferia del secondo dopoguerra, con relativi ambiti esterni più ampi che danno luogo ad una frammentazione verde che, seppur di ritaglio o risulta, apre ad una possibilità di ricucitura dei vuoti.
Lo sviluppo urbano del novecento si accompagna alla crescita delle infrastrutture.
L’antico comprensorio della pieve su cui insiste il loco diRogoredo viene così attraversato all’inizio del secolo dal tracciato del collegamento suburbano della tranvia, mentre il raccordo autostradale dell’Autostrada del Sole rappresenta oggi una forte cesura con l’ambito di Porto di Mare.
Un pezzo di storia nella pianificazione e trasformazione urbana di Milano è quella delle sue vie d’acqua, che per l’ambito di Porto di Mare si chiude nel 2000, quando l’antico progetto di collegare la città al sistema fluviale della via Emilia attraverso un bacino a sud (Porto di Mare appunto) viene accantonato. Al posto dell’accesso al mare si prevede nuova edificazione e si realizza una stazione della linea 3 della metropolitana.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
I margini interni del sistema morfologico (tracciati storici, canali, rogge, filari frangivento) assumono qui forte valenza nella percezione e fruizione del paesaggio.
« “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. »
(Capitolo 1, art. 1 lettera a della Convenzione Europea del Paesaggio)
Se vengono idealmente inseriti nell’insieme dei vuoti urbani, i margini interni sono il materiale che, se strutturato e messo a sistema, può essere capace di garantire una nuova qualità diffusa fatta di parchi e territori agricoli.
(Piano di Governo del Territorio)
Si tratta di materiale in cui la biodiversità entra potenzialmente in crisi, ma che viceversa può fornire il luogo di incontro diacronico (nel suo mutare stagionale) tra sistemi primari (il cui climax è intatto), residui (in cui il fattore quantitativo è marginale ma è qualitativamente ancora vivo), e riserve (ecosistemi riconosciute e funzionali all’uso agricolo).
«Il Terzo paesaggio costituisce un territorio per le molte specie che non trovano spazio altrove[…] Gli spazi della diversità provengono da diverse origini: gli insiemi primari, i residui, le riserve. »
(Capitolo III – Manifesto del Terzo Paesaggio – Gilles Clément)
Di tale paesaggio vogliamo far parte come umanità: è questa la scommessa per una crescita lenta, eco sistemica, naturale.
CONCEPT
IL PROCESSO DI PIANIFICAZIONE
Se si intende la pianificazione come un processo di organizzazione che attraverso piani attuativi realizza gli obiettivi individuati in base a scenari strategici decisi politicamente, risulta evidente che il modello organizzativo a cui si tende debba essere flessibile, debba verificare le scelte effettuate e modificarsi di conseguenza, secondo un principio di retroazione autobilanciante.
Altro principio guida nella pianificazione è quello di autopoiesi: aprire alla possibilità da parte degli attori coinvolti nel processo di generare il processo stesso secondo una metodologia bottom-up, (attivata dunque dagli abitanti) mediante buone pratiche di partecipazione, ri-appropriazione di vuoti urbani e loro rigenerazione condivisa.
In tale ottica l’approccio progettuale è partito da una analisi eco-sistemica dell’esistente.
Si sono individuate due classi di sistemi: un SISTEMA STABILE ed un SISTEMA INSTABILE.
Gli elementi del sistema stabile sono quelli emersi dalle indicazioni di piano e dalla lettura del cinematismo funzionale del sito.
Si sono così individuati dei vincoli di progetto appartenenti a diversi sistemi, tra cui il sistema insediativo del quartiere Mazzini, alcune realtà che operano nell’ambito dei servizi, (Cascine, Maneggio, Trattoria e Residence, diverse strutture sportive), gli ecosistemi naturali (l’ambito del verde del Parco Cassinis e della ex-scavo), e non ultimo, il sistema delle emergenze paesistiche (Abazia di Chiaravalle, depuratore di Nosedo, il Parco Agricolo Sud).
Tali realtà costituisco ad oggi degli elementi di fragilità (PGT), che devono essere tutelati e potenziati attraverso la loro interrelazione e connessione.
Alcuni verranno dunque potenziati attraverso l’affidamento in concessione di servizi (sportivi, educativi, di cura del territorio, di accoglienza e sosta), altri verranno ricollocati in modo da ripristinare una organicità morfologica (spina verde dei servizi sportivi), portando il tema della città pubblica dentro il progetto.
Contemporaneamente esiste un sistema considerato instabile che è costituito da elementi il cui schema insediativo appare frammentato, precario, alternativo alla vocazione naturalistica dell’area.
Un insieme di attività artigianali, capannoni, micro-discariche, che si configurano come un organismo estraneo all’ecosistema, un predatore virale che consuma suolo secondo un modello di sviluppo di sprawl funzionale, insostenibile e nocivo. Tali elementi verranno de localizzati o riconfigurati.
Si rivela dunque l’esigenza di ripristinare unità ecologica in senso lato, all’ambito di trasformazione, la necessità cioè di disegnare un ECOTONO, un ambiente cioè di transizione tra ecosistemi.
Tale concetto è coerente con la vocazione che il vuoto urbano di Porto di Mare manifesta, costituendo di fatto una cerniera spaziale tra diversi macro-sistemi tra loro non in sinergia.
Un ecotono si configura come sistema di margine, di confine secondo una logica fuzzy, sfumata, e come vedremo più avanti, sarà questo il cardine della proposta progettuale.
Se il concept rimanda all’ecologia del paesaggio, eco-logico sarà anche il pensiero che tale concetto svilupperà e, trattando una materia vitale come quella del disegno della città pubblica, si tratta evidentemente di una bio-logica.
All’idea di processo si affiancano così i caratteri di schema e di struttura (H. Maturana e F. Varela).
Lo schema assunto è quello che configura le relazioni tra i sistemi di vincolo e di progetto, mentre la struttura che tale schema assume diventa il tessuto connettivo e di ricucitura urbana.
Il processo infine è la continua irrorazione dello schema all’interno della struttura secondo una modalità graduale che (ri-)parte dal tessuto connettivo (la struttura) in un ciclo continuo di feedback loop.
Il carattere fondamentale del processo è dunque la sua capacità di crescere secondo due ritmi di respiro: lo schema biologico viene insufflato attraverso la struttura nell’ambito di progetto e cresce come tessuto connettivo verde, creando da subito plusvalore nell’area, che offre servizi legati al verde, allo sport, ecc.., attraendo dunque portatori di interesse che sono così indotti ad effettuare investimenti.
Il primo tema in scala temporale del progetto è dunque la DENSIFICAZIONE VERDE dell’area, a cui segue la dislocazione di SERVIZI ed un episodio di CENTRALITA’ URBANA ed infine un comparto di edilizia RESIDENZIALE.
Si intende rispondere in tal modo al tema (Ecorhythms) della sinergia tra urbe e natura:
Grow-up/grow green – il bioritmo di una città che cresce con la realtà naturale.
Ma tale risposta è necessariamente scalare.
Se la membrana verde costituisce il sistema di vasi capillari che riportano il tracciato agricolo verso la città, fino a fondersi nel fitto del parco in un bosco urbano attrezzato da servizi e sport diffuso, è altresì la matrice di una parcellizzazione fondiaria flessibile che può rispondere in maniera articolata o organica, alla piccola, media e grande scala, elevando di fatto il grado di resilienza dell’ecosistema urbano che è così in grado di rispondere a forze impulsive imprevedibili.
Recependo la filosofia del PGT di Milano si propone infatti una possibilità di città pubblica, non uno standard di servizi cristallizzati o localizzati definitivamente, ma dematerializzati (digitale), condivisi e organizzati su bisogni reali o emergenti (partecipazione) offerti in maniera mista pubblico-privato (sistema delle concessioni e delle convenzioni).
«Per ogni progetto di sviluppo e riqualificazione varrà la regola dell’interesse collettivo e della relazione. »
(Dal Piano di Governo del Territorio)
Scendendo nuovamente di scala è altresì una scelta obbligata quella di un sistema normativo che detti in fase attuativa regole per una edificazione sostenibile sia dal punto di vista energetico che ambientale, sociale ed economico.
La sostenibilità energetica del comparto si ottiene con una duplice strategia: centralizzando un sistema di scambio di calore geotermico in falda e diffondendo tecnologie di risparmio energetico ed uso di fonti rinnovabili a scala architettonica.
Dal punto di vista sociale una delle criticità presenti riguarda insediamenti nomadi spontanei.
Si vuole tentare una risposta già sperimentata in altri ambiti (rif. Fondazione Michelucci, diversi progetti in Toscana), superando la miope logica nimby.
Una cittadella nomade accoglierà i visitatori attratti dall’attività di eco-turismo proposta nell’area da realtà appartenenti al sistema stabile (Ass. Nocetum), un’area di sosta attrezzata a cui si affiancherà un’edilizia residenziale leggera: dei moduli abitativi opportunamente disegnati per accogliere caravan e roulotte e dotarli di servizi.
Altro punto focale è raggiungere una mixitè sociale attraverso tipologie di alloggi in co-housing, residenze collettive per studenti e per anziani, case-famiglia per minori, rifugiati, vittime di tratta, residenze per famiglie arcobaleno.
A tale mescolanza abitativa si affiancherà una mixitè funzionale diversificando i servizi e diffondendoli e disseminandole all’interno dei cluster di residenze, in modo da realizzare un’idea di città per Nuclei Locali che siano vivi indipendentemente dalle fasce orarie (evitando il modello della residenza periferica anglosassone).
Tra le modalità individuate per sviluppare il tema della residenza è prevista l’autocostruzione: i soggetti attuatori sono in questo caso cooperative o altri soggetti associativi senza scopo di lucro, costituiti da singoli o nuclei familiari che intendano partecipare attivamente con il loro lavoro al processo di autorecupero o autocostruzione. Mentre aumentano le forme di povertà abitativa e nuove fasce sociali soffrono forme di disagio per accedere o mantenere un’abitazione; mentre restano senza risposta le speranze di emancipazione abitativa dei giovani; mentre diminuiscono le risorse finanziarie e urbanistiche per la casa, gli interventi sperimentali previsti dal progetto possono efficacemente divenire concrete opportunità abitative che si avvalgono delle risorse soggettive degli abitanti: giovani, immigrati, nuove famiglie, gruppi solidali.
CARATTERI MORFOLOGICI DEL PROGETTO
Genesi del sistema morfologico e quantità
Il disegno del progetto Grow-up/grow green parte dai Nuclei Locali come aree interagenti che sviluppano campi di influenza di prossimità.
Il disegno del progetto Grow-up/grow green è un disegno di eco-comunità.
I Nuclei esterni all’area di ambito sono quelli del quartiere Mazzini a nord, di Rogoredo, Toffetti ed il raccordo autostradale ad est, il complesso di Chiaravalle a sud, il depuratore di Nosedo ed il Parco Agricolo ad ovest.
I Nuclei interni sono quelli di vincolo e riguardano una struttura d’accoglienza tra via Fabio Massimo e via San Dionigi, una struttura alberghiera su via Fabio Massimo, attività sportive sempre su via Fabio Massimo e tra questa e via Carlo Marocchetti, la stazione Porto di mare della metropolitana,la dorsale est del vuoto urbano culminante nell’area dell’ex-scavo. Sono inoltre attivi un Centro Ippico e diverse realtà aggregative e sportive.
La traccia a terra del profilo liminare è la traccia della membrana come sistema autonomo, spazio di progetto e primo tema di crescita.
All’interno delle singoli comparti verranno sviluppati 110.000mq di SLP, che sviluppano volumetrie con altezza massima di 15m.
La superficie dotata di servizi e verde di progetto sarà pari a yyyyyy considerando le previsioni del PGT di 46,63mq/ab si prevede una capacità di carico di ????.
108 ha ->1.800.000mq-Sc= y SupVerde tot
SupVerdeProgetto=36.000ma-Sc
Nella valutazione di sostenibilità economica del Piano dei Servizi si individuano strumenti operativi legati alla concessione di suoli comunali a fronte della loro gestione nel
tempo. Per quest’ultima categoria di interventi il PGT rimanda a specifica contrattualistica.
In linea generale il plusvalore generato dal progetto Grow-up/grow green viene reinvestito nell’area in dotazioni e servizi, che sono motore di sviluppo economico.
A tal fine il bilancio finanziario di piano deve essere conveniente per l’operatore mentre è auspicato che si crei un margine di profitto straordinario da destinare alla città pubblica.
Dal punto di vista dei costi i capillari verdi che radicano i Raggi Verdi e sono tema primo del progetto non sono computati, mentre le modifiche alle infrastrutture sono ridotte al minimo grazie ad una cantierizzazione e progettazione particolareggiata che terrà fortemente conto dell’esistente. Inoltre le aree destinate a verde e le infrastrutture possono essere oggetto di perequazione.
Cmq si stima un costo unitario di 287€/mq (fonte: PGT)
Per attrarre investitori nell’ambito residenziale si stima di sviluppare indici di sviluppo volumetrico al di sotto dello 0,5mq di SLP su mq di Superficie territoriale, da destinare all’ambito di tessuto consolidato (sistema stabile) ed alle residenze di progetto.